Poetica del decatissaggio

Aggiornamento: 27 feb 2021

La poetica del decatissaggio; il poeta come vaticinatore



La mia poetica, esito di cospicue sperimentazioni più o meno altalenanti, può venir definita della transitorietà o del decatissaggio, in quanto simbolizza le dicotomie intrinseche alla vita dell'autore, ovvero archetipo del suo tempo di smarrimento.

Lo stile letterario del ventunesimo secolo esige lessico inusitato fluidificato da espressioni gergali: le ultime ravvivano il lettore spezzando la noia, il primo gli inculca inconsciamente nuove parole-concetto, dunque categorizzazioni innanzi assenti in lui.

Siamo in trincea, le bombe tuonano all'orizzonte a ritmo cadenzato. La quotidianità ci narcotizza, perciò una poesia o prosa deplorabile, che aizza con sconcerto i dormienti, sottostà alla sua definizione umanitaria. Tuttavia, dopo aver destato i cavernicoli, occorre anche riabilitare i loro occhi gradatamente, somministrando un poco per volta l'antidoto della cecità (filosofia), scemando i turpiloqui indispensabili in esordio.

Tutti i miei manoscritti sono un'opera poetica, difatti ricalcano una tappa essenziale nel disvelamento dell'irriflessività vigente; ogni opera, dalla più oscurantista e misogina sino alla più filantropica, compone il puzzle della mia maturazione, crescita di un uomo che si adatta alla sua epoca.

Molti mi chiederebbero quale fattore del mio medio di espressione artistica mi distingua dalla beat generation, dalla loro rottura radicale rispetto ai condizionamenti anteriori. Io tematizzo il passato, non lo abnego; ciò mi consente di presenziare attivamente il presente, prevedendolo analogamente a Rimbaud, ed eludo la mercificazione artistica odierna risolvendo l'antinomia del nichilismo (nulla ha senso eppure gode di valore).

La poetica del decatissaggio non si palesa quale movimento letterario; semmai politico. È un partito che tutela la vita e pretende d’incarnare la dinamicità del vivere, l’assecondamento di esigenze recondite nell’Uomo.

Le domande esistenziali si trasmutano, da postulati spaurenti, in linee di partenza dalle quali trarre, cogitare e riformulare considerazioni ineccepibili microscopicamente. Una poesia non è sufficiente a sbrogliare la trama contorta del vivere, gli uomini d’oggigiorno richiedono e meritano di più: una poetica che, qualora contestualizzata, sia già di per sé astrazione dalla singolarità in favore del macroscopico, della globalità.

Il lettore viene molestato tenacemente al fine che ricalchi le ipotesi, assodate per una voce narrante che dipinge caparbiamente un globo monocromatico, e che si ravveda durante la lettura delle opere susseguenti, esperendo quanto la parte protenda, irrevocabilmente, verso il tutto.

La lettura teoretica si commuta nella prassi medesima; la letteratura in una sottospecie di palestra donde il lettore è vincolato a scacciare da sé la pretesa di verità.

Il racconto è solo un racconto, frammento della pluralità degli antropici modi di essere.


E. R.



The poetics of decatising; the poet as a prophet


My poetics, the result of conspicuous more or less fluctuating experiments, can be defined as transience or decatising, as it symbolizes the dichotomies intrinsic to the author's life, or rather the archetype of his time of bewilderment. The twenty-first century literary style requires unusual lexicon fluidized by slang expressions: the latter enliven the reader by breaking boredom, the former unconsciously inculcates new concept-words, therefore categorizations previously absent in him. We are in the trenches, the bombs thunder on the horizon at a cadenced rhythm. Everyday life narcotizes us, therefore a deplorable poem or prose, which incites sleepers with bewilderment, underlies its humanitarian definition. However, after having awakened the cavemen, it is also necessary to rehabilitate their eyes gradually, gradually administering the antidote to blindness (philosophy), reducing the foul language that is indispensable at the beginning. All my manuscripts are a poem, in fact they trace an essential stage in the unveiling of the current unreflectiveness; every work, from the most obscurant and misogynist to the most philanthropic, composes the puzzle of my maturation, the growth of a man who adapts to his era. Many would ask me what factor in my medium of artistic expression distinguishes me from the beat generation, from their radical break with respect to previous conditioning. I thematize the past, I don't abnegate it; this allows me to actively attend the present, foreseeing it similarly to Rimbaud, and I avoid today's artistic commodification by resolving the antinomy of nihilism (nothing makes sense and yet enjoys value). The poetics of decatising does not reveal itself as a literary movement; if anything political. It is a party that protects life and claims to embody the dynamism of living, the fulfillment of hidden needs in man. The existential questions are transmuted, from frightening postulates, into starting lines from which to draw, cogitate and reformulate microscopically flawless considerations. A poem is not enough to unravel the twisted plot of life. Today's people require and deserve more: a poetry that, when contextualized, is in itself an abstraction from singularity in favor of the macroscopic, of globality. The reader is harassed tenaciously in order that he traces the hypotheses, established by a narrator who stubbornly paints a monochromatic globe, and who repents during the reading of the subsequent works, experiencing how much the part stretches, irrevocably, towards the whole. The theoretical reading changes into practice itself; literature in a subspecies of the gymnasium where the reader is bound to chase away the pretense of truth. The story is just a story, a fragment of the plurality of anthropic ways of being. E. R.
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